Sono passati tre mesi dal nostro viaggio. Ci piace raccontare attraverso le parole dei ragazzi e il video che hanno presentato la sera della cena Ivoriana le sensazione e le emozioni provate. Ognuno dei ragazzi ha testimoniato quello che un luogo del viaggio ha lasciato dentro…..
” Dicono che l’Africa ti cambia. Baggianate. L’Africa ti prende, ti spezza e ti ricompone a suo piacimento. Ma partiamo con ordine… Ci svegliamo, o meglio, ci prepariamo a partire da Bosco Chiesanuova a tarda notte, diretti verso l’aeroporto di Venezia. Siamo stanchi e mezzi rimbambiti, ma c’è tanta curiosità nei nostri occhi cadenti. Ci è stato parlato della Costa d’Avorio, abbiamo fatto incontri di preparazione e sicuramente ciascuno di noi ha fatto le sue ricerche. Ma una cosa è vederlo dalle foto, un’altra è viverlo. Il volo è lungo ma indolore, complice un gruppo di viaggio che già si conosce per gran parte. All’arrivo l’energia di Bathy e Frank, pronti ad essere i nostri angeli custodi per i prossimi 15 giorni, ci fa capire che non sarà una semplice esperienza. Sarà incredibile. E infatti la prima cosa che pensiamo ogni mattina, nei giorni successivi è… “E… adesso?”. Non è una domanda banale, magari dettata da noia o confusione. È, piuttosto, il costante dubbio che ci ha fedelmente accompagnato per tutta la durata del viaggio missionario. È un dubbio innocente, che nasce da occhi stupiti da ciò che stanno vivendo e mani meravigliate da ciò che stanno toccando. È il dubbio di essere giunti all’apice, di aver già visto e vissuto troppo già il primo giorno, poi il secondo, poi il terzo, il quarto e via, fino a capire che forse quel troppo che avevamo avuto davanti agli occhi per tutti quei giorni era solo la natura di ciò che avevamo davanti. È stupido da pensare, ce ne rendiamo conto. Eppure trovare una folla impazzita di bambini alla prima uscita dal cancello della casa stimmatina che ci ospita sembra quasi… un colpo di fortuna. Ci illudiamo che non vedremo più una scena del genere, e per quello all’inizio quasi ci dispiace che sia già finita. E invece… è solo un assaggio di tutto quello che ci aspetta. Presto ci rendiamo conto che questo vale per qualsiasi cosa. Il sorriso e l’energia dei bambini, l’estrema accoglienza di qualsiasi adulto e capo del villaggio che incontriamo, la gioia delle donne al lavoro con la manioca a bordo strada, la semplice e allo stesso tempo, nei limiti del possibile, libera vita che le persone lì sembrano vivere… Tutto è scoperta, meraviglia, stupore per qualcosa che ci sembra molto distante dalla nostra vita quotidiana, ma che ci affascina ed attira. Come se i sorrisi delle persone a vendere uova a bordo strada non possano mai appartenere ad un frustrato, frettoloso e consumista mondo Occidentale. E invece poco cambia. Semplicemente, tra semplicità e tanto altro, forse laggiù hanno capito qualcosa che noi ancora fatichiamo a concepire. Lo vedi quando ti compare davanti un bambino con il gioco che, tra le strade, probabilmente tutti sognano: un bastone e un copertone di bicicletta, che rotola e rotola, accompagnato da una innocente e vera risata. Niente pubblicità colorate e mode passeggere. Solo fantasia e voglia di divertirsi con ciò che si possiede. Ci pensiamo, nelle chiacchiere in aeroporto in direzione Italia, parlando del viaggio. Tornano in mente i momenti di tragitto verso qualche posto nuovo, sul pulmino, salutando con la mano ed il sorriso tutti i passanti a pochi metri da noi. Tutti curiosi, sorridenti e volenterosi di mandarci a loro volta un bel saluto. E se salutassimo qualcuno dalla macchina in Italia? In quanti risponderebbero, interrompendo per un attimo qualsiasi attività per gustarsi un bel momento di condivisione e fratellanza… umana?”
