Progetto Carcere di Aboissò, Costa d’Avorio

SOSTEGNO AI CARCERATI di ABOISSO’    (Costa d’Avorio)

  • Referenti in loco: Suor Elisabetta Plati, della Congregazione delle Poverelle di Bergamo.
  • Contesto del progetto: Nella cittadina di Aboisso, situata nel Sud-Est della Costa d’Avorio, a pochi chilometri dal confine con il Ghana e a circa 100 km dalla capitale Abidjan, sorge il carcere del distretto.

Una struttura vecchia e fatiscente, al cui interno, in spazi angusti, vivono oltre 200 carcerati, molti dei quali giovani. Un numero ben superiore a quello previsto, dato che la struttura consiste in un cortile di 40 metri quadrati su cui affacciano una decina di celle. Al loro interno vivono, ammassati l’uno sull’altro, i detenuti; la poca luce presente (manca l’elettricità) filtra dall’esterno da una fessura tra il tetto e il muro. Si sentono solo odori acri di sudore e di liquidi biologici, che vengono lasciati in un secchio, mentre l’urina viene gettata in uno scolo in cemento ricavato sotto la porta d’accesso di ogni stanzone. Manca l’acqua corrente, sostituita da quella pluviale.

I detenuti sono in carcere per i più svariati motivi, ma generalmente per reati che in altri paesi si risolverebbero con una sanzione pecuniaria (piccoli furti, rissa, vendita illegale di farmaci al mercato). In media ogni detenuto sconta 5-6 anni di pena, ma molti restano in attesa della pena per anni.

Lo stato Ivoriano, che da tempo si trova in una grave crisi politica ed economica, non riesce a farsi carico delle necessità anche elementari di questa struttura e dei suoi ospiti. In questa Sodoma e Gomorra africana il regime carcerario è disumano e la certezza della pena è assoluta. Qui si mangia una volta al giorno una brodaglia di mais e riso e non sempre c’è il sale. Le ciotole dove questi detenuti mangiano sono state fornite dalle suore, che ogni giorno portano all’interno del carcere pane, banane olio, saponette e medicinali. I detenuti spesso vengono ammanettati ai polsi o alle caviglie e legati al muro da catene. Il tasso di omosessualità all’interno è elevatissimo, così come il contagio di AIDS. All’interno ci sono epidemie di scabbia, gastroenteriti, candidosi, tubercolosi, gravi infezioni polmonari e osteomialgie.

Le donne si trovano invece in un’ala separata e spesso hanno con loro bambini o sono in attesa. In quest’area le suore hanno messo in piedi un piccolo laboratorio di cucito e alcuni detenuti, uomini e donne, confezionano abiti.

  • Progetti realizzati: Nell’Ottobre 2006 Daquialà è riuscita a sostenere e concludere il progetto di risanamento igienico della struttura. Questi i lavori effettuati: Costruzione di dieci turche, Tubazioni e Pozzetti di collegamento al canale di scarico principale Undici punti di approvvigionamento idrico per ogni cella, con funzione di pulizia per la tubazione Tubazioni di collegamento per gli undici punti di approvvigionamento idrico Costruzione di due piccole camere separate per i carcerati malati di TBC. Invio  di medicinali di vario genere e acquisto di generi alimentari sino al 2015